046 Lettera x Sangio

22 Maggio 2008 Commenti chiusi


Chiudo gli occhi e ricordo il mio paese. Volti di amici, partite di pallone, campiscuola a Prun, grest al Buon Pastore. Tutto questo riscalda la mia mente. E’ una sensazione un po’ lontana nel tempo, ma viva nel cuore. Il monumento del lupo, l’acquedotto, le vetrine illuminate del centro so che sono sempre là e l’Adige continua ad accarezzare i campi di San Giovanni. Ma da un po’ di tempo il mio paese ed i suoi abitanti sono cambiati. Soweto è il nome del villaggio, o meglio, della baraccopoli dove spendo le mie giornate. Si trova a circa 20 km a nord est di Nairobi, la capitale del Kenya. Quando si passeggia lungo le vie sembra di vivere in un altro mondo, un mondo dove nessuno vorrebbe nascere e dal quale tutti tentano disperatamente di evadere. Le case sono ammassi di fango, legni, lamiere arrugginite e accatastate. La grandezza media è di 4m per 4m, non vi è né luce, né acqua corrente ed i bagni sono fosse comuni ai bordi della baraccopoli. Nelle mappe della città Soweto non esiste, c’è solo un grande campo incoltivato. Ma in realtà c’è vita. Non puoi camminare 50 metri senza che un gruppo di bimbi non ti corra incontro per farti festa. Vestiti infangati, mani appiccicose e moccoli colanti, ecco come ti si presentano di fronte. Ma se poteste essere lì in quel momento potreste sentire la gioia che emanano e l’affetto che ricercano. Allora tutto ciò che stareste vedendo con gli occhi scomparirebbe per lasciar posto ai sentimenti, che come un ciclone rivolterebbero il vostro piccolo animo. Donne senza mariti con a carico 4, 5 di questi pargoletti cercano di sopravvivere in tutti i modi. C’è Mama Dorcas che spacca le pietre 10 ore al giorno per 1 kg e mezzo di riso…e ha 8 bocche da sfamare. C’è chi va in giro vendendo noccioline e a metà giornata ha gia perso la voce per attirare clienti, e a volte anche la voglia. C’è chi ha perso la speranza, perchè si è visto sbattere in faccia tutte le porte dove ha bussato. Così alcolismo e prostituzione crescono e logorano questa società che fa già fatica a stare in piedi da sola. Troppe volte mi sono sentito dire: “Che altro potevo fare?”. L’Hiv a routa stermina vertiginosamente intere famiglie e taglia le gambe ai giovani tra i 20 e i 30 anni, la fascia produttiva e più attiva della società, lasciando solo bambini e anziani che si accudiscono gli uni gli altri. I ragazzi di strada sono un grande piaga per le città del terzo mondo. Abbandonati dalle famiglie o scappati volontariamente per le pessime condizioni di vita, si ritrovano a chiedere la carità, raccogliere cianfrusaglie dalle discariche e come ultima spiaggia anche a rubare. I più piccoli hanno anche 6 anni e sognano ancora che qualcosa possa cambiare. Cosi mi rendo conto di quanto siamo fortunati per le piccole cose che ci sembrano scontate. Per una famiglia che si vuole bene, per una scuola che insegna agli alunni, per un ospedale che ti cura e per un piatto che non manca mai dalla nostra tavola. La possibilità di scegliere come e dove vivere è una ricchezza che mi sono ritrovato nelle mani, ma per i miei amici di Soweto è solo un’illusione. Ad ottobre, quando sarò di nuovo a casa, rivivrò il viaggio inverso: chiuderò gli occhi e penserò ad un altro paese, che nonostante le sofferenze mi ha fatto apprezzare la vita.

045 Gidion e Mwai

1 Marzo 2008 Commenti chiusi


Abbiamo intervistato 2 ragazzi che frequentano la Shamba. Dopo aver cenato fuori insieme ci hanno accolto nella loro casa, offerto una banana e alla luce di una candela abbiamo cominciato con qualche domanda…

 

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044 Duncan

25 Febbraio 2008 Commenti chiusi

Durante la distribuzione della colazione Mama Kemiti e Sungu sono impegnatissime. Una, dopo aver versato il the fumante nelle tazze colorate, lo distribuisce, l’altra aprendo le confezioni da 6 di ciambelle si unge le mani per la troppa quantità di olio usata per friggerle.

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043 Daniel

21 Febbraio 2008 Commenti chiusi

Non credevo che ad 11 anni la vita potesse già scoprirmi i suoi lati spigolosi. Ma sulla mia pelle restano impressi i segni, sulla mia mente il ricordo è ancora troppo fresco e tremendo. Perché proprio a me doveva accadere tutto questo…

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042 L’altra Nairobi

14 Febbraio 2008 Commenti chiusi


Nairobi si sveglia prima del sorgere del sole. Alle 5 tutto inizia il suo corso. I bimbi assonnati indossano le uniformi a quadretti della scuola, le donne friggono le ciambelle nell’olio del giorno precedente, i guidatori dei matatu (pulmini) gia urlano il prezzo della corsa per guadagnare clienti. E’ la normalità per un kenyota.  Ma per un mzungu (uomo bianco) non proprio. L’ennesimo messaggio  di  preoccupazione che arriva da casa non lo lascia tranquillo. Infatti i suoi cari vedono immagini al telegiornale di  gente che impugnando il machete invoca vendetta. Case che bruciano e gente sfollata. Crisi, guerra civile, un nuovo Rwanda…viene quasi scommesso dei giornalisti europei.  Prosegui la lettura…

041 Wazungu in Africa

11 Ottobre 2007 Commenti chiusi

Soweto 12 Agosto 2007

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040 Ritrovo in Italia

1 Luglio 2007 Commenti chiusi


Ciao a tutti….
come va?
2 weekend fa ci siamo ritrovati a Rimini per condividere un po di Soweto con chi c’e’ stao e con chi ci sta pensando…
Respirare un po’ d aria kenyota e’ bello, soprattutto se ci si incontra con chi si ha condiviso questa esperienza o con chi e’ passato dallo stesso posto ma in un periodo diverso.
In questi 2 giorni abbiamo incontrato la famiglia di Pietro, con tutti i suoi fratelli, e’ stato un momento commovente. La madre e il padre hanno voluto vedere i volti di chi e’ paasato x quel Soweto che lui spesso usava parlare.
Abbiamo incontarto Kimani, Julius, Wanjiku, in un contesto diverso, forse un po’ spaesati ma contenti.
Abbiamo fatto 4 partite a calcetto balilla all aria aperta sudando come dei dannati.
La serata la pizza a casa di Daniele era ottima e nel frattempo ci siamo guardati un po di foto.
Dormire alla capanna di Betlemme di Rimini e’ sempre una nuova esperienza…mille materassi appiccicati, tutti vicini vicini, tra la puzza di piedi e le gomitatae del vicino.
I racconti prima di addormentarci.
Tutta questa condivisione mi fa dire “grazie” a tutti coloro che hanno partecipato e un “alla prossima” per coloro che non sono potuti venire.
Ciao a tutti Gianpi

039 Security Group

22 Maggio 2007 3 commenti


E? lunedi e mancano pochi minuti alle 23. La serata e? stata divertente, trascorsa con gli altri volontari, attorno al tavolo di ?Baba Yetu?, sorseggiando una calda tazza di the. Qualcuno per la stanchezza e? gia? andato a riposare, qualcun?altro ha preferito ascoltare e raccontare un po? di se? e di come sta vivendo la propria esperienza in questa terra calda e lontana.
Uno sguardo di intesa con Andrea e dal salotto ci spostiamo verso la camera. Felpa grigia pesante, pantaloni lunghi, scarponi da montagna e giacca a vento con cappuccino ci aiuteranno a non sentire troppo freddo in questa notte. ?Speriamo non piova? gli dico ?I lampi non sempre promettono bene?. ?Hai altre batterie per la torcia?? mi chiede. ?Si? tieni, hai preso il rungu (manganello)?. ?Certo, andiamo!? Salutiamo gli altri e Muaneki ci apre il portone per uscire. La strada di fronte a noi e? deserta e sembra cosi? strano, perche? durante tutto il pomeriggio era piena di bimbi e della loro allegria. Tutto e? marrone, grigio e arancione, gioco di ombre e luci del grande faro che illumine Soweto di notte. Lo scorso anno hanno piantato questo palo altissimo per poter fare un po? di chiarezza alla delinquenza che passeggiava per le viuzze strette e scure. Che bella idea! Ci dirigiamo verso questo grande totem luminoso. E? strano sentire il rumore dei propri passi che solcano la terra, ma solo ora ci faccio caso. Raggiungiamo il resto del gruppo. Una stretta di mano ad ognuno e 2 chiacchiere ci tengono compagnia finche? non siamo tutti presenti. Siamo circa una decina, tutti vestiti pesanti come se si dovesse fare una scampagnata in montagna. Qualcuno ha gli stivali per la melma, qualcun? altro indossa il passamontagna per le terribili zanzare, c?e? chi ha la torcia, chi il panga (spadino), chi con le catene, e c?e?anche chi ha portato la frusta. E? il gruppo sicurezza che tutte le notti controlla la baraccopoli per renderla piu? sicura.
Visti cosi? sembrano brutti e cattivi, ma sotto quelle vesti si celano amici, padri di famiglia e c?e? addirittura una nonna arzilla. In cerchio ci guardiamo e qualcuno inizia a pregare perche? tutto possa andare bene durante la notte. Poi James, il leader, ci divide in piccoli gruppi e ci invia nelle varie zone da controllare. Ogni volta mi capita di essere con persone diverse, cosi? ho modo di approfondirne la conoscenza. Piano, piano, con il mio gruppo, ci avviamo dove ci e? stato richiesto. Le piccole bancherelle che di giorno servono per vendere 2 pomodori e 4 patate diventano di notte delle ottime postazioni per sedersi ed essere riparati in caso di pioggia. Con lo sguardo attento verso il passaggio obbligato di entrata/uscita da Soweto, iniziamo a raccontatarci qualcosa e cosi? ci teniamo svegli a vicenda. Con Vincent stanotte parlavo dell? organizzazione scolastica in Kenya, visto che lui e? un insegnante. Solo da qualche anno l?educazione e? gratis, ma si e? obbligati a comprare l?uniforme a prezzi stratosferici se si vuole essere accettati in classe. Infatti Gitau, un omone ciccione ciccione con una miriade di figli, mi spiega I suoi problemi nell?arrivare a fine mese con queste spese scolastiche e non solo. Poi c?e? il giovane Simon con cui parlo di calcio. Scommettiamo su come finira? la finale di mercoledi? . La scioscio (nonna) si sfoga su come puo? fare con le sue 3 figlie che nell?ultimo mese hanno avuto un pargoletto a testa, tutte e 3 senza lavoro, ma soprattutto tutte e 3 senza marito.
E durante queste lunghe e a volte assonate ore notturne, e? come se questi soldati grigi si spogliassero di armi e cappucci, facendo sprigionare la loro umanita? di cio? che sta sotto tutto quel giaccone anonimo. Ed e? questa umanita? che mi fa giorno dopo giorno riscegliere Soweto e la sua gente.
Sono passati 45 minuti, cambiamo postazione e cosi? magari si cambia anche compagno di discussione. Cosi? si sta un po? con tutti e un po? in tutte le zone della baraccopoli. Ci si divide poi a 2 a 2 per perlustare meglio ogni angolo, perche? l? ubriaco non dia troppo fastidio al vicino di casa, perche? il rasta man abbassi il volume del suo orgoglioso stereo e perche? ogni marito non vada ad importunare altre mogli.
E cosi? le ore passano e arriva il mattino. Tutto il gruppo ci riaccompagna a casa, apprezzando che almeno una volta alla settimana condividiamo con loro il loro lavoro e qualche storia sulla strana Italia, molto, troppo diversa dal loro amato Kenya. ?Tutaonana kesho (ci vediamo domani)? ci dicono. Ma questa volta sara? giorno, non ci saranno piu? impermeabili lunghi e scuri, ma magliette estive, non ci sarnno piu? cappucci ma cappellini colorati, non ci saranno piu? musi duri e seri, ma sorrisi sui loro volti.
Cosi?, arrivati alla nostra camera, ci slacciamo gli scarponi e ci prepariamo per andare a riposare qualche ora.

038 Poverta’ in Kenya

10 Maggio 2007 Commenti chiusi


Daily Nation, Nairobi, 27 Aprile 2007

16 milioni di kenyoti vivono in estrema poverta?

Quattro kenyoti su dieci vivono nell?abietta poverta? malgrado l?attuale ripresa economica che vede il paese registrare una crescita del 5,8% dall?anno scorso.
Secondo un indagine del governo e? stato scoperto ieri a Nairobi che il 46% o 16,5 milioni di 35 milioni di persone vive sotto la soglia di poverta?. La cifra precedente era di 56% . Il report indica che piu? kenyoti stanno vivendo in generale meglio oggi di 6 anni fa.
Un dollaro al giorno
Questa analisi trova che circa 19 milioni di kenyoti sopravvive con 1 dollaro al giorno (o 70 scellini) che basta loro per sopravvivere un giorno in citta? o in campagna. E anche nella citta? la poverta? si e? ridotta, con molti piu? kenyoti ora capaci di arrotondare lo stipendio per vivere.
Il ministro della finanza Amos Kimurya e? stato applaudito durante la pubblicazione di questa analisi al centro di conferenze internazionali Kenyatta dicendo che la ricerca conferma che l?economia e? migliorata negli ultimi anni. ?I provvedimenti del governo di Kibaki hanno giocato un grande ruolo nel miglioramento economico e nella riduzione della poverta? fra i kenyoti? dice. Il ministro inoltre accenna che il piano economico, che di solito viene gia? pubblicato prima del bilancio, mostrerebbe la crescita economica alzarsi dell?attuale 6% verso il 7%.
Il piano classifica le 8 province del paese ? la meno povera e? Nairobi con il 21,3% nel 2006 rispetto al 52,6% del 2000. E? seguita dalla Provincia Centrale, dove il livello di poverta? e? ora 30,4% contro il 35,4% del 2000. Comunque le baraccopoli come Kibera e Mathare mostrano un bassissimo miglioramento della vita dei loro abitanti.
Una visione piu? rosea
Sebbene il report mostra una visione piu? rosea negli standard di vita, non considera la poverta? aggravata dalla siccita? del 2005, che obbligo? il presidente Kibaki a fare appello internazionale di aiuto di cibo.
Il livello della poverta? della Costa si e? ridotto marginalmente dal 69,9% al 69,7 e la Rift Valley e? ora al 49% dal 56,7%. La Provincia Est registra 51% dal 65,9, la Provincia Nord 73,9% dal 73,1%, Nyanza ha 47,6% dal 71% e la Provincia Ovest dal 66,1% e? passata al 52,2.
Il piano di bilancio integrato sulle famiglie condotto dal maggio 2005 al maggio 2006 ha compreso un totale di 13.430 famiglie da tutti i distretti dello stato. Il costo di questo esame e? stato di 620 milioni di scellini (circa 7 milioni di euro) per il governo.
Reddito medio nazionale
La pianificazione del ministro Henry Obwocha spiega i dettagli del report al meeting atteso dai rappresentanti dei settori pubblici e privati e dei donatori. Il piano compara l?andamento della poverta? degli ultimi 6 anni. Mr Kimunya ha detto con fiducia che la nazione puo? raggiungere un andamento di crescita del 10% per trasformare il Kenya in una nazione a medio reddito.
?Metteremo misure per mantenere la crescita per i prossimi 10 anni per aiutare il Kenya a raggiungere il traguardo e gli ideali della Visione 2030? ha detto. E Mr. Obwocha dice ?Il governo ora investira? vigorosamente nello sviluppo delle infrastrutture, specialmente in strade, elettricita? nelle zone rurali, nell?acqua?. Il governo scegliera? le regioni dove i livelli di poverta? rimangono alti. Il piano viene solo un mese dopo una molto criticata versione versione di Crescita Umana, che ha portato la poverta? al 56%.
L?attuale indagine mostra che circa 16,6 milioni di kenyoti vivono con meno di 1 dollaro al giorno, mentre 18,9 milioni possono permettersi un pasto con piu? di un dollaro a loro disposizione. La piu? alta riduzione di poverta? e? nelle aree urbane passata dal 51,5% al 33,7%. Nelle aree rurali i livelli di poverta?sono scesi dal 59.9% al 49,1%. Complessivamente la dimensione della poverta? per le persone varia dal 21% al 50% rappresentando rispettivamente la piu? ricca e la piu? povera citta?.
Aree semi-aride
Comunque, in accordo con i report, la parte piu? grande della gente povera vive nelle zone aride e semi-aride. L?analisi indica Turkana come il piu? povero distretto rurale in termini di poverta? di cibo (c?e? il piu? alto numero delle persone il cui livello di consumo di cibo e? sotto gli standard di 2250 K/cal al giorno) con 93% di adulti incapaci di avere un normale standard calorico.
L?ultimo recente report lanciato dalle Nazioni Unite sul programma di miglioramento mette l?andamento della poverta? della nazione al 56% e mostra un?evidente disuguaglianza tra le 8 province kenyote. Il report e? stato immediatamente esposto dai funzionari del governo, dimostrato da cifre analizzate da piu? di 10 anni.

Indice di poverta? nelle varie province

Province 1992 1994 1997 2000 2005/06
Nairobi 26,5% 25,9% 50,2% 52,5% 21,3%
Centrale 35,8% 31,9% 31,4% 35,3% 30,4%
Nyanza 47,4% 42,4% 63,1% 71,0% 47,6%
Rift Valley 51,5% 42,9% 50,1% 56,4% 49,0%
Prov. Est 42,2% 57,8% 58,6% 65,9% 51,0%
Prov. Ovest 54,8% 53,8% 58,7% 66,1% 52,2%
Costa 43,5% 55,6% 62,1% 69.9% 69,7%
Prov. Nord — 58,0% 65,5% 73,1% 73,9%

Poverta? di cibo nelle province

Province 1992 1994 1997 2005/06
Nairobi 41,9% 27,3% 38,4% 29,5%
Centrale 67,8% 32,9% 29,7% 31,4%
Nyanza 70,7% 41,3% 58,2% 46,1%
Rift Valley 81,0% 45,8% 48,0% 49,5%
Prov. Est 62,3% 59,5% 56,8% 45,2%
Prov. Ovest 78,4% 52,2% 58,5% 51,1%
Costa 63,0% 50,9% 59,5% 63,5%
Prov. Nord — 56,6% — 66,0%

Ostinata poverta?

Regione 1997 2005/06
Nazionale 29,6% 19,1%
Rurale 34,8% 21,9%
Urbana 7,6% 8,3%

037 Sul Giornale

10 Maggio 2007 1 commento


In una baraccopoli a casa degli uomini del papa che lavorano con carita?

Soweto e? una tipica baraccopoli di Nairobi. Le case malandate, di poco valore con muri di fango attraggono migliaia di residenti con un basso reddito. E il risultato finale? Sovraffollamento, crimine e malattie. Senza il lusso dell?acqua di rubinetto, dell?elettricita? e dei servizi igienici, questa baraccopoli, situate vicino alla ditta ?Farmer Choise? a Kahawa West, non vorrebbe essere scelta per abitarci da nessuno che puo? permettersi una sistemazione migliore. E gia? da alcuni anni una decina di italiani vivono qui tra la gente della baraccopoli, nelle stesse misere case, sperimentando i problemi che accompagnano l?estrema poverta?. Sono diventati del tutto parte della baraccopoli.
Appartengono alla comunita? Papa Giovanni XXIII, una vera categoria cattolica che opera in programmi di alleviazione della poverta? in molti stati del mondo. La maggior parte dei fondi per i programmi giungono da donatori in Italia. Fanno una gran differenza per la vita delle persone con cui vivono. Molti abitanti della baraccopoli sono aiutati, ottenendo un appiglio per le loro vite, la criminalita? e? diminuita e Soweto giorno dopo giorno e? diventato piu? pulito.
?Ci siamo accorti che un?enorme percentuale dei soccorsi che giungono in Africa e negli altri paesi in via di sviluppo arriva a servizio per I costi di vita degli impiegati di questi particolari programmi. Questo in azione influenza la realizzazione e il compimento di progetti? dice il responsabile del gruppo , Massimo Barbiero. ?Noi siamo tra la gente di Soweto, il costo della nostra vita e? basso, siamo capaci di impegnare tutte le nostre risorse a disposizione per i progetti che intendiamo. Ma piu? importante conosciamo meglio la gente e possiamo subito la base dei loro problemi, vivendo con loro, diciamo che non c?e? nulla di sbagliato in loro come persone. Puoi essere povero, ma vivere con dignita??.
Per qualcuno che viene dal mondo sviluppato, vivere in una baracca all?interno della baraccopoli significa essere sottoposto ad una notevole trasformazione.
?La prima cosa che impair e? la rabbia per l?ingiustizia di questo mondo. Questo batte tutta la logica del perche? alcuni vivono nell?opulenza ed altri nell?abietta poverta?. Come cristiani questo e? qualcosa di cui ci dobbiamo interrogare?.
Le persone sono piu? felici.
?Ma allora , le persone non dovrebbero uguagliare le cose materiali con la felicita?. Nonostante i disagi che ci sono vivendo queste condizioni, sono piu? felice di quando ero in Italia. Nonostante la poverta? qui, la gente e? piu? felice di quanto lo saranno mai alcuni dei miei connazionali. Secondo me, il miracolo durevole in Kenya e? che nonostante la poverta? in cui vivono molte persone si ritrovano, sono cordiali, attente e sempre sorridenti. Tutto quello di cui hanno bisogno e? un piccolo aiuto, per migliorare un po? la loro vita e loro certamente si sistemeranno? dice Massimo Barbiero, che ha studiato Scienze Forestali all?universita? di Padova in Italia.
A Soweto il gruppo ha programmi progettati per assistere i residenti per diventare auto fiduciosi e prendersi in carico le loro vite.
La comunita? e? attualmente impegnata in 8 progetti di supporto di emergenza specialmente per coloro che sono colpiti da Aids. ?Anche se noi aiutiamo soprattutto quelle colpite da Aids/Hiv, c?e? anche un?assistenza per tutte le altre persone malate. Il nostro aiuto riguarda il supporto nutrizionale per coloro che devono rinforzare le difese immunitarie. Provvediamo inoltre al supporto sanitario e con consigli?.
Sotto il progetto di prevenzione della trasmissione Hiv mamma-bambino offriamo un apporto nutrizionale sia per la madre che per il bambino.
Alla scuola primaria Vendramini piu? di 600 bambini ricevono colazione e pranzo ogni giorno. La prestazione di questa scuola e? in crescita. L?organizzazione inoltre alimenta circa 200 anziani e persone che si prendono cura degli orfani a causa dell?Aids.
?Abbiamo anche un programma che si occupa di bimbi con una scuola materna. Diamo ai bimbi le cure di base e un aiuto alimentare. Ogni tanto portiamo un dottore che controlli la loro salute. Attualmente ci sono circa 70 bambini? dice Massimo.
Circa 500 ragazzi in varie scuole ricevono un supporto in libri e in uniformi dall?organizzazione.
Ai giovani fuori dalla scuola vengono insegnate abilita? per farli diventare fiduciosi di se stessi, in base alla propria vocazione.